Da E. Mounier, Manifesto al servizio del personalismo, 1936, decisamente attuale ancora oggi...

"L'educazione non riguarda essenzialmente il cittadino, né il mestiere, né la figura sociale. Essa non ha per funzione principale quella di fare dei cittadini coscienti, dei buoni patrioti, o dei piccoli fascisti, o dei piccoli comunisti, o dei piccoli uomini di mondo.
Essa ha la missione di promuovere delle persone capaci di vivere e di impegnarsi come persone.
Noi ci opponiamo dunque ad ogni regime totalitario della scuola, il quale invece di preparare progressivamente la persona all'uso della libertà e al senso delle sue responsabilità, la isterilisce già in partenza piegando il fanciullo alla cupa abitudine di pensare mediante delega, di agire per parola d'ordine, e di non avere altra ambizione che quella di essere sistemato, tranquillo, e considerato in un mondo soddisfatto.


AFFRONTARE LA QUARANTENA

 
 

Photo by R. Moura on Unsplash

In questi giorni di "clausure" siamo tutti sotto pressione, siamo tutti chiusi nella paura per i nostri cari e per noi stessi, nel dubbio che da un momento all'altro ci si possa trovare faccia a faccia con questo virus. Tutti respiriamo panico, chiusura, diffidenza e senza armi e senza alternative, resistiamo in attesa che passi.
Siamo fermi nel progettare, nel fare, nel condividere, quasi anche nel pensare, perché non abbiamo altro che il rapporto con noi stessi e con coloro che abitano con noi... ed emergono, con tutta la loro forza, le nostre fragilità: le solitudini, i dubbi, i vuoti, i conflitti, le fobie...
Dolori da cui non possiamo più scappare riempiendoci di cose esterne a noi. Non abbiamo più ammortizzatori e ingenuamente ci rifugiamo nel web, nei social o nei nostri rituali cercando un po' di sollievo ma trovando solo ulteriore nutrimento per i nostri vissuti di dolore, di paura, di preoccupazione, di rabbia o di negazione del problema.
E' molto difficile, e forse anche presuntuoso, pensare di poter offrire soluzioni pronte per trasformare questa sciagura in qualcosa di positivo.
Abbiamo però imparato che dentro ogni evento negativo, difficile, doloroso, si può sempre trovare l'occasione per crescere, migliorare e gettare le basi per una gioia futura che dia senso alla vita che resta e alla fatica fatta.

Vogliamo quindi condividere 3 idee, 3 spunti di riflessione per affrontare un'altra dura settimana:
1. Impariamo a difenderci dall'eccesso di informazione, cercando di organizzare con buon senso il tempo che dedichiamo ad essa e selezionando le informazioni attendibili ed utili per avere consapevolezza di quello che sta accadendo in Italia e nel mondo, evitando di farsi contaminare e travolgere da quelle informazioni terroristiche create ad hoc per aumentare la tensione, l'odio ed i conflitti;
2. Cogliamo l'occasione per affrontare quelle questioni e quei cambiamenti che per mancanza di tempo e di energie, avevamo finora rimandato: insegniamo ai nostri figli una nuova autonomia, riflettiamo sulle nostre relazioni importanti, cercando di migliorare la qualità esistenziale delle nostre vite, impariamo, oltre la distanza fisica, a prenderci cura delle persone a cui vogliamo bene.
3. Sfruttiamo gli inevitabili tempi morti per trovare le parole giuste per dialogare, confrontarsi, raccontarsi e per imparare a parlare con rispetto anche negli inevitabili conflitti che in questi giorni colorano le nostre giornate. Impariamo ad amarci accettandoci reciprocamente, nonostante le differenze, con semplicità e delicatezza, per aumentare il calore umano necessario alla speranza e al coraggio.

Affinché la battaglia contro questo virus diventi l'occasione per crescere nonostante le difficoltà, nella nostra capacità di essere felici, di dare il nostro meglio e di godere delle cose belle che abbiamo.


PRENDERE IL TEMPO

Ed eccoci qua, tutti (o quasi) fermi per il virus.
Chi perché si è ammalato, chi fermato per motivi di prevenzione, chi per paura di contrarre il virus.
Chi in "ferie" forzate, chi con l'home-working, chi con i bimbi in casa.
Comunque tutti condividiamo lo stesso problema: come gestire il maggior tempo a disposizione!
Allora in questa piccola parte di "tempi morti", che ognuno di noi si troverà a vivere nei prossimi giorni, cerchiamo di imparare qualcosa, cerchiamo di insegnare qualcosa ai nostri figli.
Invece che affannarci a riempire tutti i loro momenti di esperienze (o di tablet e simili), lasciamo loro l'occasione per imparare a gestire il tempo in autonomia e superare la noia, da soli, senza le nostre indicazioni e suggerimenti. Per noi, del resto, superare la paura di lasciarli soli, senza il nostro sostegno, è un'occasione per scoprire che sono più forti di ciò che sembra e ci regala l'opportunità di prendere "fiato" per riflettere sui loro bisogni educativi, per osservarli e capirli meglio, ma anche per ricaricare le nostre pile. Così facendo, i momenti di condivisione assumeranno maggiore pregio e saranno per tutti un momento importante. 
Nel mondo di oggi, i bambini, sempre pieni di stimoli e sempre coperti dalla nostra organizzazione affettuosa del tempo, non incontrano quasi mai né la noia né la solitudine, e non imparano ad affrontarle. Soprattutto nell'infanzia, invece, sarebbe essenziale imparare ad affrontare momenti di noia e di solitudine che ai loro occhi appaiono mostri angoscianti e terribili e, se non imparano a farci amicizia nell'infanzia, nell'adolescenza sarà ancor più difficile e potranno essere il terreno fertile per tanti comportamenti discutibili e a rischio, oppure cassa di risonanza per il dolore ed il disagio.
Nella noia si scopre il gusto di creare mondi e fantasticherie, legate ai nostri sogni e ai nostri desideri. Nei giochi inventati da soli si scopre il gusto del dialogo tra le nostre differenti parti dell'interiorità, che prendono vita nei personaggi e negli scenari, nei mondi e nelle situazioni che inventiamo.
I bambini che fanno amicizia con la noia e con la solitudine imparano l'autonomia, la forza d'animo, la capacità di reggere il peso delle proprie emozioni e magari delle fatiche che dovranno imparare ad affrontare nel futuro. E' così che si gettano le basi per quella che da grandi può diventare una sana resilienza!
Nella noia e nella solitudine, da più grandi, inoltre. si impara a coltivare la nostra interiorità, guardandosi dentro e ascoltando i nostri vissuti, scoprendo le nostre risorse e abilità ed iniziando a costruire quella confidenza e conoscenza di noi stessi, da cui nasce un'equilibrata stima di sé.
E se invece la noia e la solitudine sono già "amiche" dei nostri figli, allora, nei momenti di condivisione, dedichiamo questo tempo a dialogare, per ascoltare e per raccontarsi, per ricordare insieme, per scoprire il piacere di condividere, di confrontare opinioni e di conoscersi meglio, costruendo così quel clima di incontro, semplice e concreto, che è la base della nostra umanità e della nostra capacità di amare e rendersi amabili.


L'amore

Nella giornata di San Valentino è inevitabile dire qualcosa sull'amore.
Il nostro pensiero oggi va a tutti coloro che hanno conosciuto, vissuto o che ancora aspettano l'amore, quello vero, quello semplice, quello faticoso, fatto della scelta quotidiana di amare superando l'orgoglio e le difficoltà dello stare insieme.
Perché amare non è spontaneità o istinto, ma è scegliere di avere cura dell'altro, nonostante i suoi difetti, avendo il coraggio anche di litigare, non per vincere, ma per crescere insieme e costruire qualcosa di più grande.
Amare è godere dei pregi dell'altro e scoprire la ricchezza della diversità e della condivisione di valori e vita.
Perché senza un vero amore di coppia non c'è spazio nemmeno per la famiglia, per una sana crescita dei figli e per una società civile e democratica!
Amare, in tutte le sue forme, è l'unica possibilità che abbiamo per sperimentare l'immanenza e la grandiosità della vita. Ed è alla portata di tutti!
Buon San Valentino!

photo by Unsplash

Suggestioni da Victor Frankl

Originariamente, l'uomo non cerca mai il puro piacere, ma sempre un senso. Il piacere viene di per se stesso, con il raggiungimento di uno scopo: è una conseguenza non un fine. Il piacere de conseguire, non essere primariamente ricercato. E' un effetto, non un'intenzione; si lascia solo "effettuare", mai intendere. 

Il potere cerca il valore d'uso di una cosa, mentre l'amore preserva la dignità di una persona. Il potere lascia che si diventi egoisti, interessati, mentre l'amore rende attenti al valore. 

L'uomo è veramente se stesso quando, impegnato nell'attuazione di un compito o nell'incontro con il partner, si supera e si dimentica.

Il valore dell'amicizia....

L'amicizia è il più grande sogno d'infanzia dentro ognuno di noi, ma anche la più grande ricchezza di un adulto. E' un capitale che nessuno può rubarci ma che ognuno deve costruire con impegno e verità. Nasce con lo stupore della scoperta e vive di libertà, cura e condivisione. Insegnare ai giovani l'importanza dell'amicizia e far assaporare loro la sua bellezza, è il primo passo per costruire un mondo di tolleranza, collaborazione ed etica.


Ricevere amore...

Essere stati amati profondamente ci protegge per sempre, anche quando la persona che ci ha amato non c'è più. E' una cosa che ci resta dentro, nella pelle. J. K. Rowling

Il rispetto non si impara attraverso la paura di una punizione, ma attraverso la capacità di capire il dolore, la fatica e la storia dell'altro. 


A proposito di Pedagogia...

La pedagogia così com'è io la leverei ma non ne son sicuro. Forse se ne faceste di più si scoprirebbe che ha qualcosa da dirci. Poi forse si scoprirà che ha da dirci una cosa sola. Che i ragazzi son tutti diversi, son diversi i momenti storici e ogni momento dello stesso ragazzo, son diversi i paesi, gli ambienti, le famiglie. Don Milani


Figli

I figli so' diversi, e noi, invece d'esse' contenti che non ce somigliano, li volemo fa' diventa' come noi che, poi, manco se piacemo. Nino Manfredi in In nome del Papa Re


Comunità educante

Se una comunità ha a cuore i propri bambini, deve proteggere i suoi genitori. Bowlby

Così come in famiglia i ragazzi a volte scelgono di parlare con i nonni, i fratelli maggiori, gli zii o gli amici piuttosto che con i propri genitori, così i bambini affidati ai servizi potrebbero aver bisogno di parlare con qualcun'altro e non con i propri genitori istituzionali. Dalrymple


Il dolore

Il dolore va trattato non come un guizzo o una contrazione muscolare, ma come il grido di un'anima, a cui un fratello, il medico, accorre con l'ardenza dell'amore, la carità, sordo alle lodi e alle critiche, tetragono all'invidia, disposto solo al bene. G. Moscati
Nessuna sofferenza è tanto duratura quanto la sofferenza che si rifiuta di riconoscere. Cermak
Il trauma è un macigno da non sottovalutare. Per non farsi schiacciare dal passato occorre affrontarlo e rielaborarlo. C. Foti


Essere educatore

L'educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, Hannah Arendt

La sfida è dare ai ragazzi la possibilità di misurarsi anche con il gusto del bello, della comprensione, della conoscenza. M. Franco

Con i giovani il cambiamento è sempre possibile, non ho mai trovato soggetti irrecuperabili. Don Gino Rigoldi

L'educatore deve essere creatore di gruppi. Don Gino Rigoldi

Se l'hai visto, tocca a te!  Don Gino Rigoldi


Conflitto e violenza

La violenza è una scelta, il conflitto è inevitabile. W. Ury

Parlate quando siete arrabbiati e produrrete il miglior discorso di cui pentirvi. L. J. Peter

Società che cambia

Abbiamo fatto una conversione di marcia, e siamo passati dal puritanesimo e dal moralismo all'edonismo. Tutto ad un tratto ogni cosa deve essere divertimento e piacere. F. Perls


Gli elementi della crescita

La persona si coltiva nell'intimità e dialogo, nell'ascolto e nella partecipazione, nel servizio alla verità e nella pratica della libertà, nella laboriosità e nell'impegno, nel possesso di sé e nell'incontro con l'altro. Nell'incontro con l'adulto, nel sereno esercizio dell'accoglienza, il bambino trova infatti il sostegno più adeguato alla crescita dell'autonomia N. Paparella

Non c'è bisogno di starsene su un divano o un monastero zen per venti o trent'anni, ma ciò non toglie che non ci si debba impegnare, e che per crescere ci vuole tempo  PERLS


Libertà di insegnamento

"Finché non sarà tolto qualsiasi valore legale ai certificati rilasciati da ogni ordine di scuola, dalle elementari alle universitarie, noi non avremmo mai libertà di insegnamento" - e, aggiungo, di apprendimento. “... avremmo insegnanti occupati a ficcare nella testa degli scolari il massimo numero delle nozioni sulle quali potrà cadere l'interrogazione al momento degli esami di stato. Nozioni e non idee, appiccicature mnemoniche e non eccitamenti alla curiosità scientifica ed alla formazione morale dell'individuo" [Einaudi, 1953]

L'insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perchè lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l'insegnante è anche la persona alla quale lo stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perchè diventino il paese di domani. [P. Angela]


Finalmente un pezzetto di legge!

Complimenti all'On. Vanna Iori ed al sostegno dell'APEI (Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani) che, con fatica e perseveranza hanno portato a casa un piccolo ma importante risultato: la legge 205/17 che include nel suo testo una parte riguardante il mestiere di educatore e pedagogista (a seguire).

Ancora è poco, ma è un ottimo inizio! Bravi, questo è il compito di un'associazione di categoria!

Ecco il testo reso pubblico:

Legge 205/17
594
L'educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista operano nell'ambito educativo, formativo e pedagogico, in rapporto a qualsiasi attività svolta in modo formale, non formale e informale, nelle varie fasi della vita, in una prospettiva di crescita personale e sociale, secondo le definizioni contenute nell'articolo 2 del decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13, perseguendo gli obiettivi della Strategia europea deliberata dal Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000.
Le figure professionali indicate al primo periodo operano nei servizi e nei presidi socio-educativi e socio-assistenziali, nei confronti di persone di ogni età,prioritariamente nei seguenti ambiti: educativo e formativo; scolastico; socio-assistenziale, limitatamente agli aspetti socio-educativi; della genitorialità e della famiglia; culturale; giudiziario; ambientale; sportivo e motorio; dell'integrazione e della cooperazione internazionale.
Ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n. 4, le professioni di educatore professionale socio-pedagogico e di pedagogista sono comprese nell'ambito delle professioni non organizzate in ordini o collegi.

595
La qualifica di educatore professionale socio-pedagogico è attribuita con laurea L19 e ai sensi delle disposizioni del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65. La qualifica di pedagogista è attribuita a seguito del rilascio di un diploma di laurea abilitante nelle classi di laurea magistrale LM-50 Programmazione e gestione dei servizi educativi, LM-57 Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua, LM-85 Scienze pedagogiche o LM-93 Teorie e metodologie dell'e-learning e della media
education. Le spese derivanti dallo svolgimento dell'esame previsto ai fini del rilascio del diploma di laurea abilitante sono poste integralmente a carico dei partecipanti con le modalita' stabilite dalle università interessate. La formazione universitaria dell'educatore professionale socio-pedagogico e del pedagogista è funzionale al raggiungimento di idonee conoscenze, abilità e competenze educative rispettivamente del livello 6 e del livello 7 del Quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente, di cui alla raccomandazione 2017/C 189/03 del Consiglio, del 22 maggio 2017, ai cui fini il pedagogista e' un professionista di livello apicale.
596
La qualifica di educatore professionale socio-sanitario e' attribuita a seguito del rilascio del diploma di laurea abilitante di un corso di laurea della classe L/SNT2 Professioni sanitarie della riabilitazione, fermo restando quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Ministro della sanita' 8 ottobre 1998, n. 520.
597
In via transitoria, acquisiscono la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico, previo superamento di un corso intensivo di formazione per complessivi 60 crediti formativi universitari nelle discipline di cui al comma 593, organizzato dai dipartimenti e dalle facoltà di scienze dell'educazione e della formazione delle università anche tramite attività di formazione a distanza, le cui spese sono poste integralmente a carico dei frequentanti con le modalita' stabilite dalle medesime universita', da intraprendere entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, coloro che, alla medesima data di entrata in vigore, sono in possesso di uno dei seguenti requisiti:
a) inquadramento nei ruoli delle amministrazioni pubbliche a seguito del superamento di un pubblico concorso relativo al profilo di educatore;
b) svolgimento dell'attività di educatore per non meno di tre anni, anche non continuativi, da dimostrare mediante dichiarazione del datore di lavoro ovvero autocertificazione dell'interessato ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;
c) diploma rilasciato entro l'anno scolastico 2001/2002 da un istituto magistrale o da una scuola magistrale.
598
Acquisiscono la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico coloro che, alla data di entrata in vigore della presente legge, sono titolari di contratto di lavoro a tempo indeterminato negli ambiti professionali di cui al comma 594, a condizione che, alla medesima data, abbiano eta' superiore a cinquanta anni e almeno dieci anni di servizio, ovvero abbiano almeno venti anni di servizio.
599
I soggetti che, alla data di entrata in vigore della presente legge, hanno svolto l'attività di educatore per un periodo minimo di dodici mesi, anche non continuativi, documentata mediante dichiarazione del datore di lavoro ovvero autocertificazione dell'interessato ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, possono continuare ad esercitare detta attivita'; per tali soggetti, il mancato possesso della qualifica di educatore professionale socio-pedagogico o di educatore professionale socio-sanitario non puo' costituire, direttamente o indirettamente, motivo per la risoluzione unilaterale dei rapporti di lavoro in corso alla data di entrata in vigore della presente legge ne' per la loro modifica, anche di ambito, in senso sfavorevole al lavoratore.
600
L'acquisizione della qualifica di educatore socio-pedagogico, di educatore professionale socio-sanitario ovvero di pedagogista non comporta, per il personale gia' dipendente di amministrazioni ed enti pubblici, il diritto ad un diverso inquadramento contrattuale o retributivo, ad una progressione verticale di carriera ovvero al riconoscimento di mansioni superiori.


A proposito di autostima

Può sembrare un paradosso, allora, se dico che la persona più ricca, la persona più produttiva, più creativa è la persona che non ha carattere... F. Perls, 1969


Cambiamento

"Noi non possiamo cambiare, non possiamo allontanarci da ciò che siamo finchè non accettiamo fino in fondo ciò che siamo. Allora sembra che il cambiamento avvenga quasi inavvertitamente", Carl Rogers (1961)

"Non possiamo pretendere che le cosa cambino se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perchè la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorgono l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato" Albert Heinstein


Un classico

I vostri figli non sono figli vostri.

Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa.

Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,

e benchè vivano con voi non vi appartengono.

Potete donar loro l'amore ma non i vostri pensieri:

essi hanno i loro pensieri.

Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:

essi abitano la casa del domani,

che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.

Potete tentare di essere simili a loro ma non farli simili a voi:

la vita procede e non s'attarda sul passato.

Kahlil Gibran


Pensieri per una comunità educante

E' la collaborazione a renderci uomini, non la competizione.


L'Amaca di Michele Serra

L'arguto Michele Serra, in occasione dell'ultimo saluto a Tullio De Mauro, apre una riflessione che ci piace condividere perchè ci riguarda: l'autore fa notare come oggi "insegnare qualcosa a qualcuno sia visto come un'intrusione paternalistica" nella vita degli altri. L'attenzione all'altro non è di moda..  e la pedagogia soffre di questa chiusura arida e cinica...  credo che i tempi siano maturi per ricordare al mondo che l'essere umano, se è sopravvisuto per millenni nella terra, lo ha fatto per la sua capacità di collaborare e di avere cura degli altri, non per il suo cinismo indifferente e per l'autoreferenzialità di chi, per paura di perdere qualche potere, non ama e non vive. Bravo Michele!


Pensieri sulla crescita

"appartenenza e separazione rappresentano due posizioni emozionali, entrambe necessarie ai fini della differenziazione" Andolfi, pag.46/47, 2015

Crescere significa scegliere con coraggio, passione, umiltà e consapevolezza dove andare, cosa fare, che senso dare alla nostra esistenza anche quando le nostre emozioni ci confondono o ci travolgono.


Com'è difficile diventare adulti....

"più basso è il livello di differenziazione, più altro sarà l'attaccamento emotivo non risolto ai genitori e più intensi i meccanismi destinati a controllare l'indifferenziazione", pag.63, M.Bowen, "Dalla famiglia all'individuo" 1979.


A proposito di crescere...

"chi è servito è leso nella sua indipendenza e autonomia", Maria Montessori


Coscienza ed educazione

"si può campare 100 anni e non aver appreso nulla della vita che rappresenti veramente un'esperienza" Don Gino Corallo - Educare la Libertà


La paura del terremoto.. cosa fare con i nostri bimbi

Gli eventi di Amatrice e degli altri paesi demoliti dal terremoto ci inquietano e ci mostrano tutta la nostra impotenza di fronte alla natura. In più tutta questa tragedia viene prontamente raccontata con il più truce gusto della Tv di mostrare scene quanto più drammatiche possibile, del resto per loro conta l'attenzione che ricevono, non la qualità di un servizio!

Cosa fare con noi stessi e sopratutto con i nostri bimbi che vengono travolti da questa ondata di angoscia?

Ecco alcuni nostri piccoli suggerimenti:

1) teniamoli lontani dai telegiornali, per informarli non serve la violenza comunicativa dei TG;

2) evitiamo di esagerare nel parlare con loro, o con toni troppo forti, anche se tra adulti ma in loro presenza, di tale dramma;

3) rispondiamo con semplicità e chiarezza alle loro domande e lasciamo loro sfogare eventualmente il pianto ed il dolore;

4) se notiamo che rimangono pensierosi e chiusi o tristi di fronte a tali argomenti, esortiamoli a raccontarci ciò che provano e sproniamoli a farci domande così da alleggerire il peso dei loro vissuti;

5) tranquillizziamoli comunque raccontando loro che casa nostra è al sicuro e simili, anche quando non fosse vero;

6) cogliamo l'occasione per coinvolgerli in atti di solidarietà che, oltre ad essere un'occasione di formazione e crescita sociale ed etica, servono a far sentire meno impotenti e a trasmettere speranza.

7) In ogni caso, diamo speranza!


Ritrovare il posto della pedagogia

La pedagogia è la scienza che studia il modo in cui le persone crescono e si evolvono. L'evoluzione, che S.J. Gould mi ha fatto amare fin da bambino (quella fatta di passione per le storie e iparticolari, per le connessioni ed i collegamenti, per i sogni e gli ideali), probabilmente è lo studio della pedagogia da prima ancora di Platone, perché è la storia della crescita della vita sulla terra. Di come la vita è cambiata, si è adattata, ha imparato da se stessa e dalle sue differenti linee evolutive. E la pedagogia d'altro canto è la scienza che studia la vita ed il processo di crescita dell'uomo... o per dirla nel linguaggio dell'evoluzione, dell'homo.
Forse che la pedagogia stessa altro non sia che un opzione, una possibilità genetica di evoluzione e al contempo una linea evolutiva? Il fatto stesso che alcuni homo, lambiscano, percepiscano, anelino all'esistenza di una visione pedagogica apre alla possibilità che tale specie abbia la sua ulteriore evoluzione adattiva in caratteristiche (mutazioni, direbbe il vecchio Darwin) non più meramente fisiche ma emozionali, psichiche, spirituali e relazionali?
Del resto così è avvenuto all'Habilis che ha iniziato a pensare anche se con scarsa consapevolezza; del resto così è avvenuto al Neandhertal che ha iniziato ad avere ampie emozioni e cura degli altri (o forse già accadeva a Naledi?), del resto così è avvenuto al Sapiens sapiens che ha sviluppano linguaggio, empatia e consapevolezza.
Oppure semplice exaptation [Gould, Vrba; 2008]?
Un riuso intelligente di mutazioni casuali... casualmente nel sapiens sapiens il cranio, durante la fase prenatale, si calcifica più lentamente e questo ritardo permette al cervello di sviluppare maggiormente la corteccia cerebrale. Si sviluppa il cervello noetico e tutte le conseguenze funzionali. E nascono l'idea e lo spazio di riflessione su se stessi, di apprendimento, di educazione. Prima al massimo c'era una forma di apprendimento simile al condizionamento operante classico della tradizione comportamentista. O forse, come direbbe il suo "acerrimo compare" Dawkins, che la storia dei geni sia il vero motore della vita sulla terra? E che dunque solo gli organismi che apprendono come mantenere questi contenitori di geni avranno un futuro? Ma del resto mantenere tali scatole (i corpi dell'Homo) altro non è che crescere e sviluppare modelli di adattamento più evoluti.
In ogni caso, tutte queste ipotesi rendono chiara la necessità di avere rispetto per il processo di miglioramento della nostra specie.
Resta, dunque, una sola alternativa al fine dell'evoluzione e della speranza di restare su questa terra qualche millennio in più almeno. Ritrovare la pedagogia. A noi pedagogisti il compito di renderla accessibile e viva e dunque semplice.
Per quello che abbiamo imparato, la pedagogia è fatta di spirito ma non di religione, di Dio in tutti i nomi che assume nelle differenti culture, di persone ma non di individui, di anime e di identità, di affetto ma non dipendenza, di egoismo ma non di individualismo e avidità, di potenza ma non di potere, di passione e profondità ma non di perverso gusto dell'intensità stile film horror.


www.studiobarbagli.com - info@studiobarbagli.com - +39 3314813238 - Tutti i diritti sono riservati