Siamo capaci di generosità?

Nella società di oggi la generosità è poco diffusa e valorizzata. E' facile infatti che l'essere generoso venga confuso con l'essere debole o con l'essere facilmente raggirabile e non sufficientemente competitivo ed autonomo per trovare uno spazio nel mondo. La generosità, invece, è un aspetto molto importante per il benessere delle singole persone e delle società, poiché in essa vi è il seme della collaborazione e della solidarietà. 

Riflettiamo insieme su cosa sia realmente la generosità.

La parola generoso rimanda nella nostra cultura alla nobiltà d'animo, poiché essa proviene del latino generosus che indicava l'appartenenza ad alti lignaggi e dunque alla nobiltà. Nella cultura latina, ogni nobile era considerato nobile d'animo e capace di donare. La storia insegna, invece, come questa corrispondenza tra appartenenza a classi sociali e doti umane non sia affatto automatica. Si è nobili d'animo se si è generosi, non si è generosi perché nobili! Si è generosi quando il dono è privo di strategia, di secondi fini e di senso di faticosa rinuncia. La generosità è uno slancio "di cuore" ma che per rimanere tale non può limitarsi ad una gestualità spontanea ed istintiva poiché altrimenti rimarrebbe vittima di seduzioni o debolezze.

Ci sono alcuni aspetti del carattere che possono renderci maggiormente disposti alla generosità, come l'essere emotivi, estroversi, dinamici, flessibili, sensibili o affettuosi, ma in ogni caso, la generosità deve diventare una scelta valoriale, ponderata ed eticamente sostenuta, che è ben differente da un automatismo del carattere. Infatti una generosità non consapevole e matura, ma figlia solo di una tendenza caratteriale, diventerà facilmente una fragilità della persona che, non essendo capace di dire di no o avendo bisogno di riconoscimento, cadrà presto nel sacrificio o nella sottomissione e nella negazione dei propri bisogni.

Spesso nel nostro lavoro, infatti, incontriamo persone che soffrono per la loro fragilità nel difendersi dalle richieste altrui o da una cultura buonista e superficiale in cui il sacrifico viene confuso con la generosità e a volte usato come strumento di oppressione. In questi casi si resta incastrati nell'idea che, se non si è disposti alla generosità a oltranza e aprioristica, si è cattivi.

Purtroppo questa cultura della generosità porta le persone a disinnamorarsi, a chiudersi alla speranza e alla bellezza della condivisione e della comunità, sviluppa il cinismo e, prima o poi, l'individualismo perché in questa logica la generosità diventa un'obbligazione, a cui non è eticamente concessa l'alternativa ed in cui si perde il piacere ed il gusto di amare e di donare. Anche nell'essere genitori purtroppo oggi cadiamo facilmente in questo errore, senza renderci conto che, donando troppo e con poco discernimento ai figli, li renderemo troppo fragili, capricciosi ed incapaci di autonomia e, ovviamente, di generosità. In questo meccanismo anche la generosità di donarsi ad un figlio diventa un onere pesante che toglie gusto alle nostre vite.

Per sviluppare invece una generosità sana, che arricchisca sia chi riceve che chi dona, è necessario capire meglio cosa significhi e quali siano le "regole" del suo funzionamento.

Il primo aspetto su cui riflettere è legato alla capacità di riconoscere la differenza tra un bisogno autentico ed uno simulato o superficialmente egoistico. Un bisogno autentico è una richiesta d'aiuto congruente ad un contesto o ad una situazione di vita: ad esempio è generosità aiutare un amico che ha  una difficoltà che non può affrontare da solo, ma non è generosità aiutarlo se non vuole affrontarla da solo, poiché in questo secondo caso, a lungo andare, l'amicizia si trasformerebbe in un obbligo o in una connivenza sui propri difetti. Donare a chi, per insistenza, per capriccio o arroganza fa cadere la nostra capacità di discernere è in effetti sempre sbagliato poiché danneggia la relazione, la gioia di chi dona ed il valore del regalo in chi riceve.

Un altro aspetto importante è la necessità che la generosità mantenga equilibrio tra ciò che si dona e ciò che si ha da donare. In linea generale non si può donare tutto ciò che si ha, anche se a volte capitano situazioni estreme in cui si è costretti a dare tutto. Anche in questi casi, però, si dovrebbe riuscire ad avere la fermezza interiore di sapere che tanto sacrificio può esistere solo in situazioni di emergenza che non devono mai diventare abitudine.

Per donare è necessario avere e, per essere realmente generosi, c'è bisogno di essere felici della propria vita e di ciò che si ha: solo così infatti un dono non viene percepito come qualcosa che si perde ma come qualcosa che si regala all'altro. Non si può regalare ciò che non regaleremmo a noi stessi altrimenti il dono diventerà fonte di sofferenza ed invidia.

Infine, affinché la generosità trovi spazio dentro di noi è indispensabile imparare a superare le nostre paure: la paura di dire di no per non apparire "cattivi", la paura di perdere ciò che abbiamo se scegliamo la generosità, la paura che gli altri possano toglierci cose importanti o anche solo la paura di essere sfruttati.

Quindi essere generosi non può essere un obbligo, un automatismo e non può essere sempre possibile. Per essere davvero generosi e per far sì che la generosità nutra la vita, è indispensabile che ogni gesto di dono sia una scelta consapevole dettata dalla nostra capacità di amare, di percepire i nostri e gli altrui bisogni ma anche dalla nostra capacità di essere responsabili verso le persone che amiamo poiché non sempre l'aiuto fa il bene della persona.