Pedagogia e DSA

A chiusura della Settimana Nazionale sulla Dislessia, vogliamo condividere alcune nostre riflessioni sul tema che, se vorrai, potrai approfondire nel nostro libro "Genitori e DSA" https://studiobarbagli.com/pubblicazioni.

La Dislessia, come tutti gli altri DSA, non è una malattia, ma un modo diverso di vedere il mondo e di acquisire la conoscenza. E' una caratteristica intellettiva, che fin quando non si riconosce e se ne scoprono le specificità, è fonte di difficoltà di adattamento al mondo scolastico e dell'apprendimento, e, in termini personali, è portatrice di sensazioni di alienità, differenza e di tanti vissuti che possono assumere toni diversi in ogni bambino/ragazzo: l'ansia da prestazione, la paura di deludere i genitori, la sensazione di inferiorità e la scarsa autostima, il senso di colpa ma anche lo scudo strategico nei confronti dell'impegno e della fatica ne sono solo alcuni esempi. Ogni dislessico, discalculico, disgrafico è in realtà una persona con un insieme di caratteristiche personali, determinate dal temperamento, dalla storia educativa e di vita e, a seconda di tutte queste variabili, può trovare giovamento o entrare in conflitto con ogni modalità di intervento se questa non è calata nella sua realtà e non viene da lui/lei percepita come accettabile.

L'aiuto educativo dovrebbe infatti riuscire a scoprire la persona dietro il DSA, individuando strategie e percorsi personalizzati. Fare pedagogia significa trovare per ogni Lucia, Marco, Luca o Francesca le specifiche metodologie di apprendimento ma soprattutto le specifiche modalità di costruzione della relazione educativa sia in classe che in famiglia.

D'altro canto se da un lato la scuola si è dotata di strumenti e di metodologie ad hoc per supportare le difficoltà connesse ai DSA, si deve però constatare come in molte realtà non si riesca ad offrir loro risposte adeguate sul piano pedagogico che amplino lo spettro dell'intervento alla realtà dell'esperienza scolastica a tutto tondo. Andare a scuola ed avere un buon rapporto con lo studio e l'apprendimento non è mera questione di metodologie didattiche e buoni risultati, ma è incontrare un ambiente capace di accoglienza e comprensione che renda piacevole e significativa l'esperienza vissuta. Tanto è stato fatto, ma tanto ancora deve essere fatto.

Se invece osserviamo il mondo dei DSA dal punto di vista dei genitori, ci scontriamo in maniera ancora molto forte con la carenza di supporto e servizi. Alle famiglie viene chiesto di fare molto ma raramente vengono offerte indicazioni chiare su come aiutare e sostenere i propri figli in questo percorso di crescita. I genitori così si sentono sperduti tra la paura del futuro, la responsabilità di aiutarli, il senso di impotenza, il senso di colpa e la confusione intorno alle loro effettive possibilità di intervento.

Essere genitori è un mestiere molto impegnativo che richiede concentrazione e tanto impegno già nella "normalità". E' chiaro come di fronte alle particolarità del mondo dei DSA questo compito si colori di ulteriori sfumature su cui riflettere.

Spesso ci capita di incontrare genitori sfiniti dal quotidiano conflitto con i propri figli a causa dei compiti e del modo di gestire l'approccio allo studio. In queste famiglie l'argomento "fare i compiti" invade tutti gli aspetti della relazione e della quotidianità facendo perdere di vista tutti gli altri bisogni educativi. Non riuscendo a trovare un modo efficace per sostenerli ed aiutarli, finiscono per rimanere vittime delle loro preoccupazioni e, tentando la via dell'insistenza e della pressione, cadono nella trappola del conflitto. 

Infatti i continui scontri e litigi, invece che produrre motivazione e concentrazione, rendono i ragazzi ancora più fragili e demotivati poiché sentono di non essere capaci di far felici i genitori e quindi di essere sbagliati. La vergogna e la frustrazione rendono ancor più difficile la concentrazione nello studio e fanno perdere la speranza in un miglioramento. Al loro peggioramento corrisponde un aumento delle tensioni conflittuali in famiglia, ponendo così, le basi per un circolo vizioso doloroso per tutti.

Trovare invece la giusta modalità di interazione non è sicuramente facile e automatico. E' un percorso che comincia dal trovare spazi per buttar fuori il dolore e le preoccupazioni prodotte dalla diagnosi, che rappresenta sempre uno shock doloroso e spiazzante con cui bisogna fare i conti, per evitare che il dolore impedisca alla speranza di trovare spazio. Solo successivamente si può dedicare tempo ad una riflessione seria ed approfondita che permetta di costruire nuove visioni e scoprire i punti di forza dei propri figli su cui far leva per supportarli a trovare la giusta strada per trasformare il DSA in una ricchezza.