La fatica dell'essere terzo genitore

Oggi sono sempre più numerose le cosiddette famiglie ricomposte, famiglie cioè formate da nuovi partners con figli nati in precedenti relazioni.

Le forme di queste famiglie possono essere molteplici e variabili, ma in ognuna di esse ci sarà sempre il terzo genitore.

Colei/colui che convive con i figli dell'altro/a e gestisce, volente o nolente, una quotidianità di relazioni piena di stereotipi e pregiudizi, equivoci e dubbi, paure e timori che spesso danno luogo a conflitti e dolori.

Il terzo genitore è stretto tra mille fuochi: il rispetto del ruolo dei genitori biologici, il bisogno di sentirsi riconosciuto in un ruolo familiare di fatto, la naturale simpatia o antipatia che può sperimentare nei confronti dei figli acquisiti, il rifiuto o l'accettazione del proprio ruolo da parte di questi ultimi, ma primo fra tutti la sofferenza determinata dai rarissimi spazi di condivisione del suo dolore e della sua solitudine.

Del resto quando si parla di famiglia, siamo tutti pronti ad esprimere opinioni su figli e genitori e a prestare loro aiuto e sostegno, ma quasi mai ci si pone il problema di quello che vivono i terzi genitori, sia che abbiano anch'essi figli da precedenti relazioni, sia che non li abbiamo, come se l'assenza di legami di sangue fosse sinonimo di semplificazione della relazione (“tanto non sono tuoi figli” ?!?!).

Il terzo genitore, nonostante debba spesso sopportare frasi squalificanti come “Tu stai zitto che non sei mio padre”, “tu che vuoi da me che non sei mia madre” o simili usate dagli altri adulti per diminuirne l'autorità, deve comunque affrontare una quotidianità di gestione della casa e delle relazioni presenti e, anche quando non coinvolto direttamente nelle decisioni, ne vivrà le ripercussioni nella vita di ogni giorno.

Delegittimato e spesso inibito nelle funzioni educative, vive un profondo senso di oppressione e negazione del suo ruolo che facilmente produrrà incomprensioni e distanze anche con il partner e che sicuramente bloccherà l'affettività e inibirà la costruzione di relazioni significative e soddisfacenti.

Al contrario, quando legittimato e riconosciuto, almeno dal partner, il terzo genitore potrà essere un importante elemento di ricchezza per tutto il nucleo familiare ricostituito.

Per il partner può essere occasione di confronto e “collega-educatore” per affrontare le necessità dei figli, sentendosi meno solo e supportato nella fatica della genitorialità.

Per i figli, può essere esempio e occasione di confronto con ulteriori modelli di adulto-guida che andranno ad arricchire le occasioni di maturazione e di comprensione del mondo.

Per tutti può essere occasione di sperimentazione di un'affettività pensata, scelta e curata oltre le difficoltà, superando quella “cultura popolare” che vede l'educazione stretta nella familiarità biologica negandone le sue dimensioni ampie di affettività e comunità educante.