Giovani tra pandemia, solitudini e voglia di vivere

In queste ultime settimane la cronaca, il mondo sanitario e quello scolastico-educativo denunciano con allarmante chiarezza gli effetti che questa pandemia sta avendo nelle vite dei ragazzi dai dieci anni in su.

I giovani soffrono e stanno vivendo profonde crisi motivazionali, affettive e di senso. Lo si vede dall'aumento della dispersione e dell'abbandono scolastico, dal diffondersi dei fenomeni di cutting e autolesionismo, dall'incremento delle varie forme di ritiro sociale e dall'adesione sempre maggiore a gruppi virtuali dai contenuti e dai comportamenti devianti, ed infine dall'aumento dei tentativi di suicidio o della violenza in genere tra loro (risse frequenti) o in famiglia e contro il mondo esterno (aggressioni, violenze, fughe da casa).

Ma anche quando non impattiamo con casi estremi, è chiara la percezione della tensione e del malessere che pervade i nostri ragazzi.

Dopo quasi un anno di restrizioni, lockdown, DAD, distanziamento sociale, si ritrovano a vivere nell'impossibilità di seguire le loro passioni, i loro interessi e di incontrare senza timori i propri amici.

Queste fasi della loro crescita, così delicate, piene di timori, paure, bisogni di sperimentazione, voglia di scoprire, angoscia, riflessione, dubbi, ribellione, ricerca di autonomie e confronto diretto con il mondo esterno, se inserite in un contesto pandemico, di blocco, di terrore, di protezione e distanza, si colorano di forti emozioni che paralizzano i vissuti dei giovani, non trovando spazio di espressione.

I ragazzi che incontriamo in studio, infatti, ci raccontano la sofferenza delle loro solitudini, mal compensate dal mondo virtuale. Hanno voglia di confronto ed incontro reale, voglia di normalità e di leggerezza, così come sentono forte la mancanza della quotidianità della scuola che, anche quando in presenza, è limitata dai distanziamenti. Sognano la condivisione di una festa di compleanno, di una trasferta sportiva, di una gita scolastica o anche solo di un pomeriggio in compagnia fatto di libertà e spontaneità.

Nelle mille forme dei loro silenzi, degli apparenti rifiuti a raccontarci il loro dolore, urlano la voglia di vita, di occasioni per conoscere e scoprire il mondo, per mordere la vita e per assaporare fino in fondo la bellezza dei loro anni. Ma non sono ancora del tutto abbattuti, non sono ancora del tutto arresi, anche se barcollano, sbraitano, ruggiscono, piangono e graffiano. 

Nei loro occhi, a ben guardare, dietro l'opacità della noia, dietro la barriera del silenzio, si vede il fuoco della loro passione per la vita e della speranza che presto tutto questo possa finire.

In molti di loro, infatti, vediamo quanto, nonostante le paure, i timori, le sofferenze e le solitudini, sia forte la spinta a farsi forza e coraggio per resistere, per trovare nuovi modi per incontrarsi e sentirsi meno soli, per inventare nuove normalità e adattarsi alla situazione. 

D'altro canto, la loro età significa anche capacità di adattamento, di innovazione, di geniale rivoluzione e stravolgimento delle abitudini. La loro flessibilità è la risposta, è la risorsa più ricca su cui in questo momento possono contare.

Loro, se avranno spazio, se gli insegneremo il coraggio e la pazienza, se li sosterremo nella conoscenza e nell'intelligenza, avranno la fantasia e la forza per creare un mondo che, seppur diverso, resterà umano.